La citta' saluta don Vincenzo Sorce
La citta' saluta don Vincenzo Sorce

CALTANISSETTA – Cattedrale gremita di persone nel pomeriggio di giovedì 7 marzo per il funerale di don Vincenzo Sorce, presidente di “Casa Famiglia Rosetta” e di numerose altre strutture; uomo stimato per l’impegno profuso nel sociale, dai disabili, ai poveri, dai malati, ai tossicodipendenti, alcolisti e ludopatici. Segno tangibile del suo lavoro in ogni angolo del mondo le bandiere di Brasile e Tanzania ad avvolgere il feretro, a testimonianze dei luoghi in  cui sono state fondate comunità.In tanti hanno voluto porgere l’estremo saluto a Don Sorce. Autorità civili, militari ed ecclesiatiche e moltissimi nisseni e non solo. Oltre ai familiari del compianto Don Sorce, presenti i primi cittadini di Caltanissetta, Serradifalco e Mussomeli, l’assessore del Comune di Palermo, Giuseppe Mattina, ed ovviamente tutti i dipendenti ed ospiti delle strutture di Casa Famiglia Rosetta. Presenti anche il cardinale Paolo Romeo (arcivescovo emerito di Palermo), il cardinale Francesco Montenegro (arcivescovo di Agrigento), mons. Salvatore Gristina (arcivescovo di Catania e presidente della conferenza episcopale siciliana), mons. Corrado Lorefice (arcivescovo di Palermo), mons. Antonino Raspanti (vescovo di Acireale), mons. Calogero Peri (vescovo di Caltagirone), mons. Rosario Gisana (vescovo di Piazza Armerina), e sacerdoti delle province di Palermo, Trapani, Mazara del Vallo. In rappresentanza del Governo regionale era presente l’assessore alla Salute Ruggero Razza; anche l’ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro.

Il vescovo Russotto, nella sua omelia, ha sottolineato: “Don Vincenzo era un uomo tenace e audace. Ha sempre trovato il coraggio di osare, anche nella ribellione, nella non conformità al modo comune di pensare e di agire. E la tenacia è stata in lui virtù di perseveranza, perché ha sempre saputo raggiungere gli obiettivi che si prefiggeva. Era audace nella progettazione del bene e nelle vie per operare in bene, tenace nel modo nel modo di perseguirle. E se stentava a collaborare con altri, poi è sempre riuscito ad ottenere la collaborazione dagli altri, perché era un uomo di una umanità solidissima, ed era un sacerdote innamorato di Dio e del suo sacerdozio.
Don Vincenzo era un uomo di preghiera, era un prete capace di trattenersi anche a lungo nella camera del suo cuore in un dialogo con il suo Signore, un prete che amava cercare il
Signore nella preghiera. Era un uomo dal cuore grande, capace e dare ospitalità a tutti, un sacerdote capace di chinarsi di fronte alle critiche degli uomini e delle donne, capace di chinarsi anche sulle ferite di tanti sacerdoti e molti giovani sacerdoti, alunni suoi lo cercavano all’eremo a Serradifalco per passare con lui una giornata, per trascorrere con lui ore di discernimento, di preghiera, di amicizia, di condivisione, per essere aiutati a trovare una luce, una strada per riprendere il mano il senso del proprio sacerdozio. Don Vincenzo mai si è negato ai suoi confratelli, e io gli avevo affidato una scuola di formazione di seminaristi perché potesse aiutarli ad apprezzare, ad amare il sacerdozio facendo della propria vita un servizio di amore speso per tutti”.

Da IL FATTO NISSENO - 08/03/2019

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